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Agrisolare e moduli ENEA B e C: quando un criterio tecnico orienta il mercato
Pubblicato il 27/02/2026 – Ultimo aggiornamento: 25/03/2026
Il nuovo bando della Facility Parco Agrisolare, pubblicato il 24 febbraio 2026 con una dotazione residua di circa 789 milioni di euro, riporta al centro del dibattito un tema che negli ultimi mesi ha attraversato diverse misure energetiche: l’utilizzo del registro ENEA dei moduli fotovoltaici “Made in EU ad alta efficienza” come criterio selettivo per l’accesso agli incentivi.
Formalmente si tratta di un parametro tecnico.
Sostanzialmente, alla luce della composizione attuale del registro, l’effetto sul mercato è tutt’altro che neutro.
Analisi Categorie ENEA: Il peso dei massimali e la concentrazione dell’offerta nel bando Agrisolare 2026.
Il meccanismo del bando: cosa prevedono davvero le categorie ENEA
Il bando ammette esclusivamente moduli iscritti al registro ENEA nelle categorie A, B o C. Tuttavia, solo le categorie B e C beneficiano di:
contro i 1.000 €/kWp previsti per la categoria A
Poiché il contributo (dal 30% all’80%) si applica alla spesa riconosciuta, la categoria del modulo incide direttamente sia sulla probabilità di accesso ai fondi sia sull’importo ottenibile.
In un sistema a sportello, dove il fattore temporale è determinante, priorità e massimale diventano elementi decisivi nella progettazione dell’investimento.
Il Dato che cambia la prospettiva: cosa c’è oggi nel registro ENEA
Consultando il registro aggiornato emerge un elemento che sposta l’analisi dal piano teorico a quello concreto:
Dopo la cessazione della produzione europea da parte di Meyer Burger, la categoria C coincide sostanzialmente con un unico produttore operativo sul territorio italiano.
Il vantaggio attribuito formalmente alle categorie “B e C” assume quindi, nella realtà attuale del mercato, un significato molto diverso: la categoria B è vuota e la C è concentrata.
L’impatto economico: il nodo del differenziale di costo
La questione non riguarda solo la concorrenza, ma anche la proporzionalità economica del differenziale.
Secondo alcune posizioni critiche, il differenziale implicito nei massimali presupporrebbe un sovrapprezzo dei moduli con celle europee nell’ordine di 50 cent/Wp rispetto a moduli europei con celle extra-UE.
Le analisi del Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems indicano invece differenziali nell’ordine di pochi centesimi per watt (circa 5 cent/Wp) tra una supply chain interamente europea e una con celle importate.
Va chiarito che il massimale di 1.500 €/kWp riguarda l’intero investimento e non solo il modulo. Tuttavia, il divario del 50% rispetto alla categoria A rappresenta un segnale economico forte che inevitabilmente orienta le scelte progettuali.
Categorie ENEA e impatto sugli incentivi: confronto sintetico
Un orientamento che non nasce oggi
Il bando Agrisolare non è un caso isolato. Negli ultimi mesi, criteri analoghi sono comparsi in più strumenti:
Transizione 5.0, con maggiorazioni per i moduli di categoria C requisito che diventa centrale anche per l’accesso ai nuovi Incentivi CER 2026.
Iperammortamento 2026, che nella versione definitiva ha escluso la categoria A (In attesa della Gazzetta Ufficiale)
Dl Bollette, con l’obbligo di utilizzo di moduli B e C nei rifacimenti incentivati
Undici produttori europei hanno presentato un reclamo alle istituzioni UE parlando di possibile “monopolio di fatto”. Il filo conduttore è evidente: l’utilizzo del registro ENEA come leva selettiva nelle politiche di incentivo.
Efficienza di cella o prestazione reale?
La classificazione ENEA si basa sull’efficienza della cella e non sull’efficienza complessiva di modulo.
Questo elemento metodologico non è secondario: in diversi casi, moduli di categoria A presentano efficienze di modulo superiori rispetto a prodotti classificati in categoria C.
La questione diventa quindi anche tecnica: il parametro utilizzato per differenziare i massimali coincide sempre con la prestazione effettiva dell’impianto?
Un tema che approda a Key Energy
Il dibattito non resterà confinato agli addetti ai lavori. È prevedibile che la questione dei criteri ENEA e dei massimali differenziati diventi uno dei temi centrali di confronto durante Key Energy, la manifestazione dedicata alla transizione energetica in programma la prossima settimana.
Tra operatori, progettisti e associazioni di categoria il tema è già oggetto di discussione: non tanto sulla legittimità del sostegno all’industria europea, quanto sulla modalità con cui questo sostegno viene implementato attraverso strumenti tecnici che producono effetti selettivi molto concreti.
In sintesi
Il bando Parco Agrisolare 2026 adotta criteri che, formalmente, sono tecnici. Ma oggi quei criteri, applicati alla fotografia reale del registro ENEA, producono un effetto molto concreto: l’accesso ai massimali più elevati e alla corsia preferenziale si concentra su un numero estremamente limitato di operatori.
Sostenere una filiera europea avanzata non è in discussione. In una fase di competizione globale e dumping strutturale, una politica industriale è legittima. Il punto, però, è la coerenza tra obiettivo e strumento. Quando le Categorie ENEA negli incentivi diventano il vero fattore discriminante nell’accesso ai fondi pubblici, la trasparenza non è un dettaglio: è una condizione necessaria.
Se nelle Categorie ENEA incentivi il differenziale economico è significativo, deve poggiare su analisi solide sui costi e sulle prestazioni reali.
Se il differenziale di incentivo è significativo, deve poggiare su analisi solide sui costi reali e sulle prestazioni reali.
Per quanto riguarda la documentazione ufficiale e i criteri normativi, i riferimenti restano ovviamente il GSE e il MASAF. Ma quello che sta emergendo con chiarezza — anche dai confronti tecnici avuti a Key Energy 2026 — è che oggi la partita non si gioca più solo sulla conformità burocratica. Il vero tema è capire come inserire le scelte tecnologiche europee in una strategia di rendimento che funzioni davvero per tutta la vita utile dell’asset.
Il punto più discusso dagli operatori è la trasparenza economica: come sostenere la filiera UE senza creare distorsioni competitive e garantendo, allo stesso tempo, prestazioni certificate e replicabili sul campo. È un equilibrio delicato, e il settore lo sa bene.
Per chi vuole una visione più ampia, che vada oltre la logica del singolo bando, la nostra Guida al Fotovoltaico 2026 mostra come integrare i moduli ENEA in progetti ad alta efficienza, mentre l’analisi sull’Asset Management Fotovoltaico 2026 approfondisce un tema spesso sottovalutato: la scelta di componenti “Made in EU” non è solo una questione etica o politica, ma incide direttamente sul valore residuo dell’impianto e sulla sua appetibilità nel mercato secondario.
Nel segmento industriale, poi, la scelta dei moduli non può più essere scollegata dai nuovi criteri di Storage C&I 2026: ottimizzare l’autoconsumo significa lavorare sulle curve reali di prelievo, non su scenari teorici. E lo stesso vale per il mondo agricolo e commerciale, dove la protezione dell’investimento passa ormai obbligatoriamente dai nuovi standard di Fire Safety Fotovoltaico 2026. Non è più solo un requisito tecnico: è un elemento che determina la bancabilità del progetto e la stabilità dei premi assicurativi.
Approfondimenti Assosolare:
Guide Fotovoltaico e BESS 2026
Parco Agrisolare 2026: come trasformare i tetti agricoli in asset energetici
Fire Safety Fotovoltaico 2026
Asset Management Fotovoltaico
Fotovoltaico 2026: tra incertezza normativa e nuove tecnologie. Le quattro sfide del settore.
CEI 0-21: gli aggiornamenti obbligatori 2026 per fotovoltaico
BESS e CCI Normative e procedure fotovoltaico Italia
Approfondimenti esterni
Facility Parco Agrisolare
GSE Parco Agrisolare
Masaf Investimento 2.2 – Parco Agrisolare