Fotovoltaico 2026: perché i prezzi di maggio sono un’incognita (e cosa deve fare chi sta decidendo oggi)

Pubblicato il 23/03/2026

Il mercato fotovoltaico sta entrando in una fase che non vedevamo da anni. Non si tratta di allarmismo o di titoli costruiti per attirare clic, ma della fotografia esatta di ciò che sta accadendo tra aprile e maggio 2026. I prezzi dei moduli potrebbero cambiare da un giorno all’altro e chi sta pensando di installare un impianto, sia per la propria casa che per un’azienda, deve conoscere i fatti prima di firmare un preventivo.

Tutto parte da una decisione arrivata da Pechino. Dal 1° aprile il rimborso IVA sull’export dei moduli fotovoltaici passa dal 9% allo zero assoluto. Non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori, ma un costo che entra direttamente nel prezzo del materiale. Ogni modulo prodotto in Cina — ovvero la quasi totalità del mercato residenziale e una fetta enorme di quello industriale — parte già con un aumento strutturale. Per le batterie il taglio è più morbido, dal 9% al 6%, ma il segnale è identico: la filiera sta ricalcolando tutto.

Il punto che raramente viene detto con trasparenza a privati e aziende è che i listini di maggio, di fatto, non esistono ancora. Il materiale che arriverà tra trenta o sessanta giorni è già in viaggio, ma senza un prezzo definitivo. È la stessa identica situazione che abbiamo vissuto a gennaio 2026, quando molti distributori hanno ritoccato i prezzi anche sugli ordini già confermati. Non è stato un abuso, ma una necessità prevista dalle condizioni contrattuali. Tuttavia, per chi aveva firmato un preventivo convinto di avere un prezzo bloccato, l’impatto è stato traumatico. Oggi siamo esattamente nello stesso punto: materiale in transito, prezzi non definiti e rischio concreto di revisioni unilaterali.

In questo scenario, dobbiamo avere il coraggio di dire la verità. Quando incontriamo i clienti, non sappiamo nemmeno noi dare informazioni certe sulle quotazioni in arrivo. Non è una mancanza di professionalità: è che neppure i country manager dei principali produttori hanno visibilità reale. Viaggiano al buio quanto noi. Possiamo dire chiaramente che è un momento poco chiaro, in cui neanche la migliore organizzazione riesce a fornire informazioni sufficienti su ciò che accadrà realmente alle quotazioni. La filiera sta navigando a vista e chi compra deve esserne pienamente consapevole.

Maggio 2026: l’incertezza sui listini cinesi e l’aumento del PUN mettono a rischio i margini di chi aspetta a installare.

Analisi del rischio sulle forniture di maggio 2026

ComponenteVariazione Fiscale (Cina)Impatto stimato sul costo materialeRischio Revisione Prezzo
Moduli Fotovoltaicida 9% a 0%+10/20%*ALTISSIMO (Materiale in transito)
Sistemi di Accumuloda 9% a 6%+3/5%MEDIO (Scorte locali limitate)

*Ad ora non c’è un dato certo.

Questa incertezza non riguarda solo gli operatori, ma soprattutto chi deve decidere se installare adesso o aspettare. Mentre i costi dell’hardware salgono, anche il costo dell’energia si sta muovendo verso l’alto. Il PUN è tornato su livelli che non vedevamo da mesi, spinto dalle tensioni sul gas e dalla domanda stagionale. È un rialzo che pesa sulle famiglie e sulle imprese, rendendo il fotovoltaico più conveniente ogni volta che la bolletta sale.

Il problema è che oggi hardware ed energia si muovono insieme. Chi aspetta rischia di pagare di più due volte: prima sull’impianto, poi sulla bolletta. È una dinamica che ricorda da vicino il 2022, quando la corsa all’installazione serviva a proteggersi dal prezzo del gas. Oggi non c’è panico, ma c’è un dato oggettivo di instabilità che non può essere ignorato.

Il motivo per cui i moduli sono il vero punto critico è semplice. Il rimborso IVA cinese non è un incentivo, ma un meccanismo fiscale che abbassa il costo di produzione. Quando passa dal 9% allo zero, il produttore perde un margine che recupera inevitabilmente sul prezzo finale. Per un impianto domestico da 6 kW, anche un aumento di pochi centesimi a watt può tradursi in un esborso di cinquecento euro in più solo di materiale. Per un impianto aziendale da 100 kW, la differenza diventa una voce di spesa capace di alterare un intero piano di rientro.

Il precedente di gennaio è un monito fondamentale: il prezzo “bloccato” non è più una garanzia assoluta. Molti si sono trovati con un ordine confermato ma non consegnato e, al cambio dei listini, il prezzo è variato di conseguenza. Non è stato un errore del fornitore: era tutto previsto nei contratti. Ma è stato un campanello d’allarme che oggi non possiamo ignorare.

In definitiva, se il costo dell’impianto sale e il costo dell’energia acquistata in rete continua a erodere i margini, chi valuta un investimento si trova davanti a un bivio che non ha nulla di emotivo. È un calcolo. Per un privato significa bollette più alte ogni mese e un impianto più costoso. Per un’azienda significa che un investimento pianificato oggi potrebbe costare migliaia di euro in più tra poche settimane.

Non serve correre, ma serve decidere con lucidità. Chi ha già maturato la decisione dovrebbe finalizzare ora, verificando se il materiale è già in Italia o ancora in transito. Chi aspetta per vedere come va rischia semplicemente di pagare di più — sull’impianto e sulla bolletta.

Maggio 2026: l’incertezza sui listini cinesi e l’aumento del PUN mettono a rischio i margini di chi aspetta a installare.

Il tassello mancante: i dati globali di InfoLink

Non è solo una percezione del mercato locale o un timore legato esclusivamente ai confini nazionali. I dati pubblicati il 20 marzo 2026 da InfoLink, l’autorità globale nel monitoraggio dei prezzi energetici, confermano che il vento è cambiato. Nel solo mese di febbraio, i prezzi delle celle di grande capacità (LFP) sono già saliti del 2,9%, superando nel mercato spot soglie di prezzo che non si vedevano da mesi.

Questo significa che il taglio del rimborso IVA di aprile non è un evento isolato, ma l’ultimo tassello di un rincaro strutturale già in atto nella supply chain asiatica. Quando anche gli analisti internazionali avvertono che l’era del “prezzo più basso a ogni costo” è finita, ignorare il segnale diventa un rischio economico concreto per chi deve gestire un budget energetico.

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