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PUN a 200 €/MWh oggi, ma il 2027 si compra a 111: conviene fissare il prezzo adesso?
Pubblicato il 19/10/2026
Il PUN, il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia, si è assestato a fine settembre attorno ai 200 €/MWh: 201,96 il 30 settembre, con una media degli ultimi sette giorni di 196,20 e un minimo di 172,77 il 27, secondo i dati riportati da ComparaSemplice. A gennaio 2026 il valore era di circa 133 €/MWh e a luglio di circa 186, secondo le rilevazioni di Techzen, mentre la media mobile degli ultimi dodici mesi a luglio era di circa 125. Per un’azienda con un contratto indicizzato il segnale è chiaro: il costo dell’energia è salito durante l’anno.
Sul 2027 il mercato ragiona su un altro numero. Il contratto a termine con consegna nel 2027, in fascia baseload, quota circa 111 €/MWh e si muove poco da fine marzo, sempre secondo Techzen. È circa il 45% in meno del prezzo spot di fine settembre (calcolo nostro), con il gas TTF per il 2027 a circa 39 €/MWh, il 40% sopra il livello di febbraio. La stessa fonte avverte che il forward non è una previsione: è la mediana delle aspettative degli operatori e può essere smentita da un inverno freddo, da stoccaggi sotto il 90% o da una nuova crisi geopolitica come quella di Hormuz dei primi mesi dell’anno.
Per una PMI la domanda pratica è se bloccare tutto il fabbisogno 2027 adesso o procedere per gradini. L’indicazione di Techzen è il laddering, cioè fissare il prezzo a tranche progressive del 25, 50, 75 e 100%, evitando di superare il 50% in una sola volta. Chi ha già un impianto fotovoltaico con accumulo parte avvantaggiato, perché una parte dell’energia la produce da sé, come spiegato in PUN 2026, fotovoltaico e accumulo per le PMI. Chi compra tutta l’energia dalla rete deve guardare anche ai contratti di lungo periodo, come i PPA descritti in PPA fotovoltaico, contratti e bancabilità per le imprese, e alle ore a prezzo zero che il fotovoltaico crea a metà giornata, tema di prezzo zero e captured price 2027.
Il PUN nel 2026: da 133 a 200 €/MWh in nove mesi
La curva del PUN nel 2026 è stata tutt’altro che piatta. Dalle rilevazioni di Techzen, a gennaio il valore medio era di circa 133 €/MWh, a luglio di circa 186 e ad agosto di circa 180. A fine settembre il dato giornaliero è tornato intorno ai 200, con una giornata, il 27, scesa a 172,77 e un picco orario di 277,65 €/MWh registrato il 30 settembre alle 6 del mattino, secondo ComparaSemplice. Nello stesso giorno la Sicilia segnava 222,31 €/MWh contro 201,46 del resto del Paese. Techzen indica anche un picco spot tra 220 e 230 €/MWh a settembre, un dato che non abbiamo trovato su altre fonti e che quindi va preso con cautela.
Dietro il rialzo ci sono i fattori elencati da Techzen: un gas più caro, con il TTF per il 2027 a circa 39 €/MWh, la crisi geopolitica di Hormuz dei primi mesi dell’anno, lo stoccaggio europeo da portare al 90% entro il 1° novembre e le quote di CO2, i certificati EU ETS, sopra i 90 €/tCO2. La produzione rinnovabile è in crescita, ma secondo la stessa fonte con un contributo incerto. Per capire quanto un impianto fotovoltaico aziendale possa proteggere dai picchi, è utile leggere l’analisi sull’arbitraggio energetico con i BESS.
Perché il 2027 quota più basso dello spot
Il confronto tra 200 e 111 €/MWh dice che il mercato a termine si aspetta un rientro dei prezzi, ma non lo garantisce. Il forward è una media delle aspettative degli operatori in un dato momento, e resta stabile da fine marzo mentre lo spot è salito: significa che chi compra il 2027 oggi paga un prezzo che non ha seguito i picchi dell’estate. Questa lettura è nostra e va presa con prudenza, perché non abbiamo trovato una seconda fonte per il valore del forward. Per il cliente il punto è che il prezzo di oggi per il 2027 è lontano dallo spot attuale, e che la distanza può chiudersi in entrambe le direzioni.
Fissare ora o a rate: la logica del laddering
Fissare tutto il fabbisogno 2027 in un colpo solo significa scommettere su un solo giorno. Il laddering spezza la scommessa: si fissa una prima quota, poi una seconda, poi una terza e si chiude il 100% solo quando il quadro è più chiaro. Techzen suggerisce quote progressive del 25, 50, 75 e 100% e raccomanda di non fissare in un’unica soluzione più del 50% dei volumi. Il vantaggio è evitare di bloccare tutto proprio prima di un calo. Il costo è accettare che una parte del fabbisogno resti esposta ai rialzi nel frattempo.
Non siamo consulenti finanziari e il testo non sostituisce il parere di un energy manager. Per chi gestisce un’azienda, il ragionamento utile è questo: quanta parte del fabbisogno 2027 posso permettermi di lasciare a prezzo variabile? Se la risposta è poca, conviene avvicinarsi presto alle quote alte. Se la risposta è molta, la gradualità costa meno. Il tema dei margini aziendali e del PUN è approfondito anche nell’articolo sui tempi di rientro di una batteria con il fotovoltaico.
Il fotovoltaico con accumulo come tranche già fissata
Un impianto fotovoltaico aziendale funziona come una quota di fabbisogno bloccata a un costo noto per oltre vent’anni. L’accumulo sposta energia dalle ore di sole alle ore di sera, quando il PUN tende a essere più caro, e riduce il picco di potenza prelevata. Per dimensionare bene il sistema esistono le analisi su storage commerciale e industriale e dimensionamento e su peak shaving industriale con i BESS. Nessun impianto elimina del tutto il rischio prezzo, ma abbassa la quota di energia che va comprata sul mercato.
Cosa controllare nel contratto prima di fissare
Prima di firmare un contratto a prezzo fisso per il 2027, conviene leggere con attenzione durata, volumi garantiti, eventuali penali per prelievi sopra o sotto la quota