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CER ferme al 10% del tetto: perché dieci associazioni chiedono gli incentivi fino al 2030
Pubblicato il 13/10/2026
Al 31 agosto 2026 le comunità energetiche rinnovabili in esercizio sono 6.161, con circa 62.000 partecipanti e 523,6 MW di potenza: circa il 10% dei 5 GW fissati dal DM 414/2023. Il 30 settembre dieci associazioni di categoria hanno scritto al ministro dell’Ambiente per chiedere di estendere l’accesso agli incentivi fino al 31 dicembre 2030, o fino al raggiungimento dei 5 GW se arriva prima. Oggi la tariffa sull’energia condivisa si ferma al 31 dicembre 2027.
La richiesta arriva con una decisione attesa entro fine 2026. Il motivo è nei tempi: progettare una CER, costituire il soggetto giuridico, ottenere i permessi, realizzare gli impianti e farsi riconoscere dal GSE richiede più di un anno. Chi parte adesso rischia di entrare in esercizio a ridosso della scadenza. Le associazioni indicano come freni la complessità amministrativa e i tempi lunghi delle pratiche, e chiedono anche procedure più semplici per cittadini e PMI e un sistema pubblico che monitori la potenza incentivata.
Non vanno confusi i due fronti. Quello PNRR, il contributo a fondo perduto per i Comuni, ha le sue scadenze, raccontate nella nostra analisi sulla proroga PNRR delle CER. Quello in discussione ora riguarda la tariffa incentivante, il flusso di ricavi che regge il piano economico nel tempo, e dipende da una scelta politica non ancora presa. Per chi sta valutando una CER, la domanda è se aspettare la decisione o chiudere il progetto prima del 2027, un tema già toccato in modelli operativi e criticità delle CER.
I numeri che pesano: 10% del tetto, poco più di quindici mesi
Facciamo i conti, e sono conti nostri, non della lettera. Se 523,6 MW sono circa il 10% di 5 GW, restano da realizzare circa 4,5 GW. La finestra per accedere alla tariffa scade il 31 dicembre 2027, cioè tra poco più di quindici mesi. Il ritmo che serve per riempire il tetto è lontanissimo da quello che ha prodotto i numeri di oggi, e questo spiega la richiesta di tempo. Non significa che le CER siano un fallimento: significa che il tetto è stato fissato su una crescita che finora non c’è stata. La dimensione media, sempre calcolata da noi, è di circa 85 kW per configurazione e circa dieci partecipanti ciascuna: realtà piccole, spesso nate da un Comune, un condominio o un gruppo di imprese, come nell’esempio della comunità energetica per le famiglie.
Cosa chiedono le associazioni oltre alla proroga
La lettera, riportata dalla stampa di settore, è firmata da dieci organizzazioni tra cui Elettricità Futura, ITALIA SOLARE, Confartigianato, CNA, Confcooperative e Legacoop. Oltre alla proroga chiede tre cose: procedure più semplici per cittadini e PMI, una maggiore partecipazione delle imprese e un sistema pubblico di monitoraggio della potenza incentivata. L’ultimo punto è il più utile per chi lavora nel settore: oggi chi pianifica una CER deve fidarsi di numeri che arrivano a spizzichi, mentre un contatore pubblico dei MW assegnati permetterebbe di capire quanto margine resta. Il tema delle risorse e dei tempi del GSE è stato affrontato anche nell’articolo sullo sblocco degli incentivi CER da parte del GSE.
Cosa fare nel frattempo
La decisione non c’è ancora, e chi ha un progetto in cantiere ha tre strade. La prima è chiudere tutto entro il 2027 puntando sulla regola attuale: significa sapere con precisione quando si entra in esercizio, anche perché le scadenze PNRR e i rischi sui fondi si incrociano con quelle della tariffa. La seconda è costruire il piano economico in modo che regga anche senza la tariffa incentivante, con i ricavi dell’autoconsumo e della vendita dell’energia. La terza è mettere a confronto la CER con altre scelte di investimento, come mostra l’analisi su CER e revamping a confronto. In nessuno dei tre casi conviene fermare un progetto in attesa della proroga: la lettera è una richiesta, non una decisione, e l’unica scadenza oggi in vigore è il 31 dicembre 2027.
Domande frequenti sulla proroga degli incentivi CER
Chi ha chiesto la proroga degli incentivi CER al 2030
Dieci associazioni di categoria hanno inviato una lettera al ministro dell’Ambiente il 30 settembre 2026. Tra i firmatari risultano Elettricità Futura, ITALIA SOLARE, Confartigianato, CNA, Confcooperative e Legacoop.
Fino a quando si può accedere oggi alla tariffa incentivante
Secondo il DM 414/2023 l’accesso alla tariffa sull’energia condivisa è previsto fino al 31 dicembre 2027. Le associazioni chiedono di spostare il termine al 31 dicembre 2030 o al raggiungimento dei 5 GW di potenza incentivata.
Quante CER sono in esercizio in Italia
Al 31 agosto 2026 le configurazioni in esercizio sono 6.161, con circa 62.000 partecipanti e 523,6 MW di potenza complessiva, circa il 10% dei 5 GW del contingente.
La proroga è già stata decisa
No. La lettera è una richiesta, con decisione sollecitata entro fine 2026. Finché il governo non interviene resta valida la scadenza del 31 dicembre 2027.
Il contributo PNRR e la tariffa incentivante sono la stessa cosa
No. Il contributo PNRR è un finanziamento in conto capitale per gli impianti, la tariffa incentivante remunera l’energia condivisa nel tempo. Hanno regole e scadenze diverse.
Conviene aspettare la proroga prima di avviare una CER
Il rischio di aspettare è arrivare a ridosso della scadenza del 2027 senza il tempo di completare le pratiche. Conviene impostare il progetto sulla regola attuale e valutare la proroga come un’eventuale opportunità in più.
Approfondimenti di AssoSolare
Per orientarti sul quadro completo degli incentivi leggi la guida operativa a incentivi e agevolazioni per CER, imprese e investitori, poi la sintesi sulle scadenze CER PNRR e decreto di concessione e il caso delle comunità energetiche in condominio.
Riferimenti istituzionali
Le regole su tariffe e corrispettivi sono nella sezione del GSE su corrispettivi e tariffa per le comunità di energia rinnovabile, mentre il quadro generale delle configurazioni per l’autoconsumo diffuso si trova nella pagina GSE sulle configurazioni di autoconsumo. Le regole operative del decreto CACER sono pubblicate anche dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.