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Inverter cinesi, la UE conferma lo stop al 1° novembre 2026: cosa cambia per i progetti finanziati con fondi europei
Pubblicato il 29/09/2026
La scadenza era nota da mesi, ma una parte del mercato sperava ancora in un rinvio. Il 23 settembre 2026 la Commissione Europea ha chiarito di non voler prorogare il calendario che esclude gli inverter fotovoltaici e i sistemi di conversione per l’accumulo (PCS) provenienti da fornitori considerati ad alto rischio dai progetti sostenuti da finanziamenti europei. A chiedere più tempo non erano solo associazioni di categoria e investitori istituzionali, ma anche la Banca Europea per gli Investimenti, che ha canali di finanziamento diretti sui progetti coinvolti: la richiesta è stata comunque respinta.
Il punto che va chiarito, perché nel dibattito è spesso semplificato, è cosa cade davvero il 1° novembre. Non è la data in cui il divieto “scatta”: è la scadenza entro cui la Commissione deve approvare i progetti ammessi al regime transitorio. Il percorso è scandito da più tappe: dal 1° maggio 2026 i progetti con inverter o PCS ad alto rischio già contrattualizzati o in via di contrattualizzazione dovevano essere notificati alla Commissione; il 1° settembre 2026 è scaduto il termine per chiedere l’esenzione di grandfathering sui sistemi di accumulo; il 1° novembre 2026 è il limite per l’approvazione dei progetti che restano nel regime transitorio; il 15 aprile 2027 è la scadenza di phase-out definitivo per i progetti extra-UE non collegati alla rete elettrica dell’Unione. Il grandfathering, quando concesso, non esenta comunque dalle misure di cybersicurezza richieste.
Va anche precisato a cosa si applica davvero la misura, perché “fondi europei” è una formula imprecisa. Il perimetro riguarda i finanziamenti della BEI, i canali di finanziamento EU-backed, le garanzie e le strutture di blended finance, i programmi comunitari diretti, le banche di sviluppo europee e i fondi own-risk in cui l’UE ha diritto di voto. Non esiste, a oggi, un regolamento pubblicato con un numero di riferimento: la base è una guidance della Commissione — non ancora rilasciata per intero — che richiama una “security doctrine” definita a dicembre 2025 e il Cybersecurity Act rivisto entrato in applicazione a gennaio 2026. È un elemento da tenere presente: la misura è oggi guidance alle istituzioni finanziarie, non un divieto normativo in senso stretto.
Sul fronte tecnico, la Commissione considera ad alto rischio i fornitori riconducibili a Cina, Russia, Iran e Corea del Nord — Huawei è stata citata come caso di riferimento nelle audizioni informali — per il timore di accessi remoti e aggiornamenti software centralizzati sugli inverter, definiti il “cervello” degli impianti. La misura riguarda esplicitamente anche i PCS dei sistemi di accumulo, non solo gli inverter fotovoltaici: per chi lavora anche sullo storage industriale il tema non è marginale, perché tocca direttamente la struttura finanziaria dei progetti BESS.
Per gli operatori italiani la questione resta soprattutto progettuale e finanziaria. Molti EPC e sviluppatori hanno impostato procurement e contratti di bancabilità facendo affidamento su inverter e PCS largamente diffusi sul mercato. L’assenza di proroga aumenta il rischio di una corsa agli ordini verso fornitori alternativi, con possibili colli di bottiglia e tempi di consegna più lunghi — uno scenario simile a quanto già osservato con lo stop doganale ad altri componenti cinesi. Per gli investitori il tema è direttamente legato al project financing: un progetto che non rispetta i requisiti può perdere l’accesso a una parte della struttura di finanziamento prevista.
Chi sta strutturando oggi un progetto FV o FV+BESS con finanziamenti europei deve verificare subito la filiera di inverter e PCS, perché il tema non riguarda più uno scenario futuro ma una condizione concreta di accesso al credito, con scadenze già decorse (maggio e settembre 2026) e la prossima, quella di novembre, che la Commissione ha confermato di voler mantenere.
Stop agli inverter e PCS ad alto rischio: il calendario UE
FAQ
Cosa succede ai progetti già in corso
I progetti notificati entro il 1° maggio 2026 possono accedere a un regime transitorio, ma devono essere approvati entro il 1° novembre 2026: la Commissione ha confermato di non voler spostare questa data. Il grandfathering non esonera comunque dalle misure di cybersicurezza richieste.
Quali fornitori sono considerati ad alto rischio
Le valutazioni della Commissione fanno riferimento a fornitori riconducibili a Cina, Russia, Iran e Corea del Nord, nell’ambito della security doctrine definita a fine 2025.
Da quando si applica davvero la restrizione
Il percorso è già in corso dal 1° maggio 2026 con l’obbligo di notifica; il 1° novembre 2026 è la scadenza per l’approvazione dei progetti in regime transitorio, non l’inizio del divieto.
La misura riguarda anche i sistemi di accumulo
Sì, il perimetro include esplicitamente i PCS dei sistemi BESS, non solo gli inverter fotovoltaici.
Cosa devono fare oggi EPC e sviluppatori
Verificare la provenienza di inverter e PCS nei progetti che utilizzano finanziamenti europei, per evitare blocchi in fase di due diligence bancaria o di approvazione del regime transitorio.
Approfondimenti di AssoSolare
Il tema si inserisce in un percorso che avevamo già iniziato a tracciare con l’analisi sulla sicurezza degli inverter cinesi e le normative UE, e si intreccia con le tensioni doganali già emerse sul blocco alle importazioni da fornitori cinesi e con il tema del tributo UE su moduli e batterie in arrivo nel 2027-2028. Chi valuta oggi la bancabilità di un progetto FV o BESS può trovare utile anche la nostra guida sul finanziamento degli impianti di accumulo.
Riferimenti istituzionali
La posizione della Commissione europea sulla mancata proroga è stata confermata nel briefing stampa di mezzogiorno del 4 maggio 2026, a oggi la fonte istituzionale diretta più accessibile in assenza di una guidance pubblicata integralmente. Per il quadro completo delle scadenze e del perimetro dei finanziamenti coinvolti si può fare riferimento all’analisi legale di CMS Law e alla ricostruzione giornalistica di Euronews sulla decisione del 23 settembre 2026.